Consigli per visitare Pompei e dintorni

Pompei è una delle mete più straordinarie d’Italia e del mondo intero. Questa guida completa ti aiuterà a scoprire non solo gli Scavi, ma tutto ciò che la città moderna e i dintorni hanno da offrire.

C’è un luogo in Italia che nessuna fotografia, nessun documentario, nessuna descrizione riesce davvero a restituire: è Pompei. Non soltanto gli Scavi – che già da soli meriterebbero un viaggio – ma l’intera area che si sviluppa ai piedi del Vesuvio, tra il Golfo di Napoli e la Penisola Sorrentina. Un territorio dove la storia si sovrappone alla natura, dove antiche ville patrizie riemergono dal suolo a pochi passi da stabilimenti balneari affollati, dove un vulcano ancora attivo domina silenzioso tutto il paesaggio.


Arrivare a Pompei è semplice con Itabus: basta prenotare il viaggio online e partire a bordo di un pullman moderno e confortevole, senza doversi preoccupare del traffico o dei parcheggi.

Dal punto di arrivo, in città, si possono raggiungere facilmente gli Scavi Archeologici, e grazie a questa guida potrai organizzare una visita perfetta scoprendo cosa non perdere, dove andare nei dintorni, e qualche segreto che molti turisti non conoscono.


Perché visitare Pompei almeno una volta nella vita


Perché Visitare Pompei


Ci sono luoghi nel mondo che appartengono a una categoria a parte: quelli che cambiano il tuo modo di guardare la storia. Pompei è uno di questi. Nessun museo, per quanto ricco, riesce a trasmettere la stessa emozione di camminare su un basolato romano percorso da solchi scavati dalle ruote dei carri, di entrare in una panetteria dove il bancone in marmo è ancora al suo posto, di fermarsi davanti a un affresco che qualcuno ha dipinto duemila anni fa su una parete di casa propria.


Il Parco Archeologico di Pompei è un sito UNESCO dal 1997 e riceve ogni anno più di tre milioni di visitatori, posizionandosi come la seconda attrazione più visitata d’Italia, dopo il sistema museale del Colosseo, Foro Romano e Palatino a Roma. 


Ma nonostante la fama mondiale, visitarlo di persona continua a sorprendere: le dimensioni della città sepolta – ben 66 ettari, di cui circa i due terzi visitabili – sono superiori a qualunque aspettativa.

Pompei non è soltanto un luogo di interesse storico-culturale: è uno spazio urbano reale, con le sue strade, le sue piazze, i suoi quartieri residenziali e commerciali, i suoi luoghi di svago. Passeggiando tra le rovine non si ha la sensazione di visitare un museo a cielo aperto, ma di attraversare una città che qualcuno ha abbandonato di fretta – e in cui, fermandosi ad ascoltare, si sente ancora qualcosa di vivo.


Cose da sapere sugli Scavi di Pompei


Pompei Scavi Archeologici Ingresso


Prima ancora di valicare i cancelli degli Scavi, è utile avere qualche informazione pratica che farà la differenza tra una visita affrettata e confusa e un’esperienza davvero memorabile.


L’ingresso principale si trova a Porta Marina, raggiungibile a piedi dalla stazione della Circumvesuviana di Pompei Scavi – Villa dei Misteri in circa cinque minuti. Esistono però altri accessi: Piazza Anfiteatro (lato est) e Piazza Esedra. Per chi arriva con i mezzi pubblici, Porta Marina è la scelta più comoda.


Quanto tempo ci vuole? Questa è la domanda che tutti si fanno, e la risposta onesta è: almeno 4 ore per una visita soddisfacente dei punti principali. Per chi vuole approfondire, una giornata intera non basta. Il sito è enorme, il sole estivo è impietoso, e i sanpietrini romani non fanno sconti alle gambe. Pianifica le soste.


Quando andare? Il periodo migliore è la primavera (da marzo a fine maggio) e l’inizio dell’autunno (settembre-ottobre), quando le temperature sono gradevoli e le folle meno intense. L’estate (luglio e agosto) è sinonimo di code, caldo soffocante e ressa in certi punti del sito. Se vuoi visitare Pompei d’estate, arriva all’apertura (9:00) o nelle ultime ore del pomeriggio.


I biglietti si acquistano online sul sito ufficiale del Parco Archeologico e la prenotazione è caldamente consigliata nei mesi di punta. Esistono biglietti combinati che includono anche Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale, un’ottima soluzione se intendi visitare più siti nell’arco di qualche giorno.


Cosa portare? Scarpe comode con suola antiscivolo (il basalto romano è scivoloso in caso di umidità), abbigliamento a strati, crema solare, un cappello e soprattutto acqua a sufficienza. Lungo il percorso ci sono alcune fontanelle, ma non tutte sono funzionanti. 


L’audioguida o la guida turistica fanno una differenza enorme: Pompei senza contesto storico rischia di diventare una passeggiata tra rovine anonime. L’audioguida ufficiale è disponibile nelle principali lingue, oppure puoi scaricare app dedicate. Se preferisci una visita guidata con un esperto, ci sono tour organizzati che partono da Pompei.


Itinerario Pompei


Il Foro: il cuore della vita pubblica pompeiana


Foro di Pompei



La prima tappa di qualsiasi visita agli Scavi di Pompei è inevitabilmente il Foro, la grande piazza rettangolare che costituiva il centro nevralgico della vita politica, religiosa e commerciale della città. Circondato dai resti di templi, basiliche, mercati e uffici pubblici, il Foro di Pompei è una delle testimonianze più complete di urbanistica romana che la storia abbia conservato.

Al fondo della piazza, in posizione dominante, si erge il Tempio di Giove, il principale luogo di culto della città, affiancato da due archi trionfali. Nonostante il terremoto del 62 d.C. – che precedette di diciassette anni l’eruzione e di cui Pompei non aveva ancora terminato la ricostruzione – avesse danneggiato severamente il tempio, la sua mole è ancora imponente.

Sul lato orientale del Foro si trovava il Macellum, il grande mercato coperto dove i pompeiani acquistavano pesce, carne e altri generi alimentari. Il cortile centrale aveva un tholos, una struttura circolare con colonne sotto la quale, probabilmente, erano sistemate le vasche per i pesci. Accanto al Macellum c’era l’Edificio di Eumachia, il più grande edificio del Foro dopo la Basilica (entrambi sepolti dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.), costruito da una ricca imprenditrice che dedicò la struttura all’industria della lana – uno dei settori economici più floridi dell’antica Pompei.

La Basilica, invece, affacciata sul lato corto del Foro, era il luogo dove si celebravano i processi e si svolgevano le transazioni commerciali più importanti. È uno degli edifici più antichi di Pompei e, nonostante sia ridotta a una struttura di colonne senza tetto, trasmette ancora oggi un senso di monumentalità notevole.

Il Foro è anche il posto giusto per fermarsi un momento e guardare verso il Vesuvio: la montagna che sovrasta tutta la pianura campana si vede perfettamente da qui, e non si può fare a meno di pensare che i pompeiani la vedevano ogni giorno, probabilmente senza immaginare che sarebbe stata la loro fine.



La Casa dei Vettii e la pittura pompeiana


Affreschi Pompeiani Casa dei Vettii



Se vuoi capire come vivevano i ricchi commercianti di Pompei nel I secolo d.C., la Casa dei Vettii è il posto dove farlo. Appartenuta ai fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva – liberti, cioè ex schiavi affrancati, diventati ricchi grazie al commercio del vino – questa domus è considerata la più riccamente decorata tra quelle visitabili negli Scavi e una delle meglio conservate di tutto il sito.

Quello che colpisce entrando nella Casa dei Vettii è l’esplosione di colori: gli affreschi che ricoprono le pareti sono straordinariamente vividi, con i rossi pompeiani e i neri intensi che sembrano dipinti di recente, non duemila anni fa. 

Il ciclo pittorico del triclinio (la sala da pranzo) è considerato uno dei capolavori assoluti della pittura romana: dodici pannelli raffigurano scene mitologiche di grande complessità narrativa, con Ercole bambino che strangola i serpenti, la punizione di Issione, il mito di Dedalo e Pasifae.

L’atrio della casa ospita uno degli elementi più fotografati – e spesso censurati nelle guide turistiche – di tutta Pompei: il celebre affresco all’ingresso, che raffigurava il dio Priapo con i genitali appesantiti sulla bilancia, immagine che per i romani aveva un significato apotropaico, di buon auspicio per gli affari.

Per chi si interessa di pittura e storia dell’arte, la Casa dei Vettii è una tappa irrinunciabile. Ma è anche un’ottima introduzione al concetto di “quarto stile pompeiano”, l’ultimo dei quattro stili pittorici in cui gli studiosi suddividono la decorazione parietale romana, caratterizzato da architetture fantastiche, prospettive vertiginose e scene mitologiche di grande raffinatezza.


Le Terme Stabiane: il rito del benessere nell’antica Roma


Terme Romane Pompei



Le terme erano il cuore della vita sociale romana: non semplici luoghi dove lavarsi, ma posti dove i cittadini si incontravano, discutevano d’affari, giocavano, si esercitavano fisicamente e si rilassavano per ore. A Pompei le terme pubbliche erano diverse, e le Terme Stabiane – le più antiche della città, costruite tra il IV e il III secolo a.C. – sono quelle meglio conservate e più comprensibili per i visitatori.

L’impianto è articolato in una sezione maschile e una femminile, entrambe dotate di spogliatoio (apodyterium), sala fredda (frigidarium), sala tiepida (tepidarium) e sala calda (caldarium). Il sistema di riscaldamento – l’ipocausto – era geniale: l’aria calda prodotta da fornaci esterne circolava sotto il pavimento sopraelevato e dentro le pareti cave, mantenendo l’ambiente a temperatura costante.

Gli stucchi dello spogliatoio maschile sono tra gli elementi meglio conservati dell’intero complesso: le volte a cassettoni, decorate con figure di atleti, animali e motivi geometrici, danno un’idea precisa della cura decorativa che si metteva anche in ambienti funzionali. La grande vasca del frigidarium maschile, circolare e decorata in blu, è uno dei pezzi più fotogenici delle terme.

Prima del complesso termale si apre una grande palestra con una piscina centrale, dove i pompeiani praticavano esercizi fisici prima di fare il bagno – un’abitudine che la cultura romana condivideva curiosamente con alcune pratiche moderne di fitness e wellness.



La Villa dei Misteri, il capolavoro alle porte della città



A pochi minuti a piedi dall’ingresso di Porta Marina – nella direzione opposta rispetto al Foro, seguendo il percorso fuori dalle mura cittadine – si trova quello che molti considerano il capolavoro assoluto dell’arte pittorica pompeiana: la Villa dei Misteri.

Si tratta di una grande villa suburbana di età tardo-repubblicana, probabilmente adibita alla produzione e commercio del vino (i resti del torchio per l’uva sono ancora visibili), che deve il suo nome al ciclo di affreschi che decora il triclinio principale. 

Ventinove figure a grandezza naturale, distribuite su uno sfondo di rosso pompeiano, sembrano partecipare a un rituale misterioso che gli studiosi interpretano come un’iniziazione ai riti dionisiaci, il culto misterico del dio Dioniso (il latino Bacco) diffuso nel mondo greco e poi in quello romano.

Cosa raffigura esattamente questo ciclo? La risposta non è mai stata definitivamente chiarita, e questa ambiguità contribuisce al fascino dell’opera. Si riconoscono figure divine (Dioniso e Arianna), sacerdotesse, fanciulle velate, un sileno che legge da un rotolo, una figura alata che sembra frustare, donne che si nascondono il volto per la paura. Il tutto è dipinto con una maestria e una profondità psicologica che rivaleggia con i grandi cicli pittorici del Rinascimento.

La Villa dei Misteri si può visitare sia come tappa del percorso interno agli Scavi che come visita separata dalla stazione della Circumvesuviana. Merita assolutamente una sosta prolungata: è uno di quei luoghi in cui ci si siede su una panchina a guardare gli affreschi per venti minuti, e quando ci si rialza si scopre che ne sono passati quaranta.



L’Anfiteatro di Pompei: il più antico del mondo romano


Anfiteatro Romano Pompei


All’estremità orientale del sito, lontano dalla confusione del Foro e delle case più visitate, si trova uno degli edifici più straordinari di Pompei: l’Anfiteatro, costruito intorno all’80 a.C. e considerato il più antico anfiteatro romano interamente in muratura conservato fino ai giorni nostri – più antico del Colosseo di oltre centocinquant’anni.

Con una capienza stimata tra i 12.000 e i 20.000 spettatori – capace dunque di contenere quasi l’intera popolazione della città – l’Anfiteatro di Pompei ospitava gli spettacoli di gladiatori che erano tra le attività più popolari della vita pubblica romana. Sappiamo da una fonte letteraria (il poeta Tacito) che nel 59 d.C. scoppiò qui una violentissima rissa tra spettatori pompeiani e delegazioni di Nocera, al punto da causare morti e feriti: l’episodio portò al divieto temporaneo degli spettacoli gladiatori a Pompei per dieci anni.

La visita all’Anfiteatro vale il percorso fino a questa parte del sito. Dalla sommità delle gradinate si gode una vista panoramica magnifica sull’intera area degli scavi e sul Vesuvio alle spalle. Accanto all’Anfiteatro si trova la Grande Palestra, un vasto quadriportico con una piscina al centro, dove i giovani pompeiani si allenavano nei giochi atletici.

L’Anfiteatro è diventato anche famoso per la sua connessione con la cultura pop: nel 1971 i Pink Floyd registrarono nell’Anfiteatro vuoto il concerto-film “Live at Pompeii”, uno dei più celebri della storia del rock.

Una connessione inaspettata tra il mondo antico e quello contemporaneo.



Cosa vedere a Pompei oltre gli Scavi: la città moderna


Pompei centro città


Molti visitatori arrivano a Pompei, entrano negli Scavi, e quando escono tornano senza mai alzare lo sguardo sulla città moderna che li circonda. È un peccato, perché Pompei – la città viva, fondata ufficialmente nel 1928 ma con radici ottocentesche – ha qualcosa di genuino e interessante da offrire.

Il cuore della città moderna è Piazza Bartolo Longo, dominata dal magnifico Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, un santuario mariano di fama internazionale che ogni anno riceve milioni di pellegrini da tutto il mondo. 

La basilica fu costruita a partire dal 1876 per iniziativa del beato Bartolo Longo, un avvocato convertitosi al cattolicesimo e diventato poi laico domenicano, che decise di consacrare la Valle del Sarno alla Madonna del Rosario. Il campanile, alto oltre ottanta metri, è visibile da tutta la pianura vesuviana.

L’interno della basilica è un tripudio di marmi pregiati, mosaici e opere d’arte donate da fedeli di tutto il mondo nel corso di oltre centocinquant’anni di storia. 

I due dipinti principali – la “Madonna del Rosario di Pompei” e il “Trionfo della Vergine del Rosario” – sono di grande impatto visivo. Il santuario è anche il centro di un importante apparato assistenziale: ospita orfanotrofi, scuole e strutture di accoglienza che Bartolo Longo volle sin dall’inizio come parte integrante del progetto.

Piazza Bartolo Longo è anche un buon punto di partenza per esplorare il centro pedonale di Pompei moderna, con i suoi bar, le pasticcerie (da provare i dolci al limoncello e i babà) e i negozi di ceramica. Il mercato settimanale del sabato mattina è frequentato quasi esclusivamente dai locali ed è il posto giusto per comprare prodotti tipici campani a prezzi onesti.



Ercolano, il gioiello meno visitato del Vesuvio



A soli dodici chilometri da Pompei, raggiungibile in pochi minuti con la stessa Circumvesuviana, si trova uno dei siti archeologici più preziosi e meno frequentati d’Italia: gli Scavi di Ercolano

Patrimonio UNESCO dal 1997 insieme a Pompei e all’area vesuviana, Ercolano è per molti aspetti ancora più straordinaria della più famosa sorella – e la confronta in modo curioso.

Se Pompei fu sepolta dalla pioggia di cenere e lapilli, Ercolano fu travolta da una colata piroclastica: un flusso di gas, cenere e rocce incandescenti a oltre quattrocento gradi che la seppellì in pochi secondi sotto uno strato di materiale vulcanico alto fino a venti metri. 

Questa differenza ha avuto una conseguenza paradossale: mentre a Pompei il legno si è quasi completamente decomposto, a Ercolano il calore rapidissimo e poi il materiale compatto hanno preservato elementi organici che normalmente scompaiono nell’arco di secoli. A Ercolano si trovano ancora letti con i piedi in legno originale, librerie con i rotoli di papiro intatti, alimenti carbonizzati nelle dispense, persino resti di corde, tessuti e oggetti quotidiani che a Pompei non esistono più.

Il sito di Ercolano è più piccolo e meglio conservato degli Scavi pompeiani: le case hanno ancora i tetti, i pavimenti in legno sono ancora visibili, gli affreschi mantengono colori sorprendenti.

La visita è meno dispersiva, più raccolta, e per molti versi più emozionante. Il Museo Virtuale di Ercolano (MAV – Museo Archeologico Virtuale), situato nel centro cittadino a pochi passi dagli scavi, propone ricostruzioni digitali tridimensionali delle case e degli spazi pubblici dell’antica Herculaneum: un’esperienza consigliata soprattutto per chi visita con bambini.



Oplontis a Torre Annunziata, il segreto dimenticato


Oplontis Villa di Poppea



A Torre Annunziata, comune costiero a pochi minuti da Pompei lungo la linea della Circumvesuviana, sono stati rinvenuti i resti di Oplontis, un centro satellitare dell’antica Pompei di cui si conoscono soprattutto due grandi ville patrizie.

La più importante è la Villa di Poppea, conosciuta anche come Villa A di Oplontis, un edificio di lusso straordinario che la tradizione – non tutti gli studiosi sono d’accordo – attribuisce a Poppea Sabina, la seconda moglie dell’imperatore Nerone. La villa, con i suoi circa 3.500 metri quadrati, è una delle più grandi e meglio conservate ville romane del I secolo. 

Gli affreschi che decorano i suoi ambienti appartengono al cosiddetto “secondo stile pompeiano” e sono considerati tra i vertici assoluti della pittura parietale romana: prospettive architettoniche vertiginose, colonnati dipinti, giardini immaginari e figure mitologiche di straordinaria eleganza.

Ciò che colpisce a Oplontis è il silenzio: il sito riceve ogni anno solo una piccola frazione dei visitatori di Pompei e Ercolano, e molto spesso ci si trova praticamente da soli a passeggiare in ambienti che a Pompei sarebbero affollati. La piscina della villa – 61 metri per 17, con una vasca decorata da statue – ha ancora l’acqua che la riempie periodicamente grazie a un sistema di recupero delle piogge. Camminare attorno a questa piscina millenaria, con la villa silenziosa alle spalle, è un’esperienza di rara intensità.

Pompei non è soltanto una destinazione turistica: è un’esperienza che rimane nel profondo. Per questo consigliamo di seguire i nostri consigli o di trarne spunto per costruire il proprio itinerario. Pompei merita una visita approfondita e attenta: in cambio, sarai ripagato da emozioni che conserverai a lungo tra i ricordi più intensi.

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