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Mantova, cosa vedere in due giorni

Mantova è una città patrimonio Unesco che merita assolutamente una visita. Grazie a questo itinerario dettagliato potrai organizzare il tuo viaggio e non perderti nessuna delle sue meraviglie.

Mantova è una di quelle città che sa come meravigliare i viaggiatori. La prima volta che si arriva in centro, il paesaggio che si apre davanti agli occhi è quasi irreale: una città medievale e rinascimentale che emerge dalle acque, circondata da tre laghi artificiali creati dai Gonzaga nel Medioevo e che avvolgono Mantova a semicerchio. 

Non è turismo di massa, non è una cartolina consumata. Mantova è una destinazione autentica, ancora capace di regalare l'emozione della scoperta, ed è perfetta per un weekend lungo o per un viaggio di due giorni.

Con Itabus, puoi partire dalla località a te più vicina in pullman e arrivare a Mantova comodamente, per poi visitare il centro storico e i dintorni senza fretta, vivendo un'esperienza ricca di emozioni.



Piazza Sordello, il salotto dei Gonzaga


Centro Storico di Mantova


Il punto di partenza ideale per qualunque visita a Mantova è Piazza Sordello, il cuore medievale e rinascimentale della città. Si tratta di una delle piazze più belle del nord Italia: ampia, allungata, circondata da edifici monumentali che raccontano secoli di storia. 

Non è una piazza adornata di fontane o statue, come quelle che si trovano in molte città italiane — è qualcosa di diverso, più severo e austero, con una grandiosità silenziosa che lascia senza fiato.

Sul lato est si erge il Palazzo Ducale, con la sua facciata che occupa quasi interamente il perimetro della piazza. Di fronte, il Duomo di Mantova (nota anche come cattedrale di San Pietro apostolo) con la sua facciata barocca rifatta nel Settecento. Sul lato opposto, i cosiddetti Palazzi dei Bonacolsi, che precedettero i Gonzaga al potere e che oggi ospitano parte della collezione privata dei Castiglioni. 


Palazzo Ducale, il più grande palazzo rinascimentale d'Europa


Monumenti da vedere a Mantova


Palazzo Ducale è il monumento più importante di Mantova e uno dei complessi palatini più straordinari d'Europa. 

Non si tratta di un singolo edificio, ma di un vero e proprio labirinto di corti, appartamenti, corridoi, giardini pensili e chiese private che si è sviluppato nel corso di quattro secoli di dominio gonzaghesco, dal 1328 al 1707. 

L'insieme comprende oltre 500 stanze e si estende per circa 34.000 metri quadrati, rendendolo effettivamente il palazzo rinascimentale più grande del continente.

La visita guidata completa può richiedere anche tre o quattro ore, ma se hai tempo limitato puoi scegliere un percorso ridotto che include le sale più importanti. Il cuore della visita è naturalmente la Camera degli Sposi, l'opera più celebre di Andrea Mantegna, ma lungo il percorso si attraversano appartamenti riccamente decorati, si ammirano arazzi fiamminghi di enorme valore, si scoprono i giardini pensili con vista sui laghi e sulla campagna mantovana.

Tra le sale da non perdere ci sono l'Appartamento degli Arazzi, che ospita nove magnifici arazzi fiamminghi del Quattrocento realizzati su cartoni di Raffaello e provenienti dalla scuola fiamminga; la Sala dello Zodiaco, affrescata con le costellazioni e i simboli astronomici; e la Sala dei Fiumi, con i suoi paesaggi fluviali dipinti sulle pareti.


Affresco Mantegna



Riguardo la Camera degli Sposi, o Camera Picta, affrescata tra il 1465 e il 1474 su commissione del marchese Ludovico II Gonzaga, si tratta di uno degli affreschi più importanti del Rinascimento italiano: la stanza, che serviva come camera da letto e sala di udienza privata del marchese, è completamente affrescata su tre pareti e sul soffitto. 

Mantegna ha dipinto scene di corte della famiglia Gonzaga con un realismo e una ricchezza di dettagli senza precedenti per l'epoca: si riconoscono i ritratti dei familiari del marchese, dei suoi cortigiani, dei suoi nani e persino dei suoi cani, disposti in composizioni di straordinaria naturalezza.

Ma l'elemento che più sorprende è il soffitto: Mantegna ha dipinto un oculus — una finta apertura circolare nel cielo — attraverso la quale si vedono figure che si affacciano dall'alto, nuvole, un pavone e un vaso di fiori. È uno dei primi esempi di illusionismo prospettico nella storia dell'arte moderna, un trompe-l'œil che anticipa di oltre un secolo le grandi decorazioni barocche. Guardare questo soffitto è un'esperienza che rimane impressa.

Da sapere prima della visita: l'accesso alla Camera degli Sposi è strettamente contingentato, con gruppi di massimo 20 persone ammesse ogni 20 minuti. Il tempo di permanenza nella sala è limitato a circa 8-10 minuti. Sembra poco, ma in realtà è sufficiente: la stanza è piccola e l'impatto visivo è immediato. 

La prenotazione è obbligatoria e va fatta online al momento dell'acquisto del biglietto per Palazzo Ducale.


Piazza delle Erbe e Piazza Broletto: il cuore civico medievale


Cosa Visitare a Mantova


A pochi passi da Piazza Sordello, attraverso uno stretto passaggio sotto la Torre dell'Orologio, si apre Piazza delle Erbe, la piazza più antica e vivace di Mantova. È qui che per secoli si è tenuto il mercato cittadino (da cui il nome), e ancora oggi è il luogo dove i mantovani si ritrovano per un aperitivo o un caffè. 

L'atmosfera è più informale rispetto alla solennità di Piazza Sordello, più quotidiana e autentica.

Qui si affacciano la Rotonda di San Lorenzo — una delle chiese romaniche meglio conservate della Lombardia, risalente alla fine dell'XI secolo — e il Palazzo della Ragione, con la sua torre dell'orologio del Quattrocento. 

La Rotonda di San Lorenzo è particolarmente interessante: costruita forse su fondamenta romane e pagane, ospita resti di affreschi medievali e ha una pianta circolare che ricorda le chiese paleocristiane. L'ingresso è gratuito o a offerta libera, e vale assolutamente una visita.

Adiacente a Piazza delle Erbe si trova Piazza Broletto, più piccola e raccolta, con il Palazzo del Podestà e la statua medievale di Virgilio sulla facciata posteriore, da vedere perché il grande poeta nacque ad Andes (oggi Pietole) nelle vicinanze di Mantova.


La Basilica di Sant'Andrea, il capolavoro di Leon Battista Albert


Chiesa più grande di Mantova


Se Palazzo Ducale è il monumento più grande di Mantova, la Basilica di Sant'Andrea è probabilmente il più importante dal punto di vista architettonico.

Progettata da Leon Battista Alberti nel 1472 su commissione di Ludovico II Gonzaga, è considerata una delle prime e più compiute realizzazioni dell'architettura rinascimentale italiana. Alberti non riuscì a vederla completata: morì nel 1472, poco dopo aver consegnato il progetto, e i lavori continuarono per oltre tre secoli, con la cupola terminata solo nel 1782 su progetto di Filippo Juvarra.

La facciata è una delle più influenti della storia dell'architettura occidentale: Alberti vi ha sperimentato la combinazione dell'arco trionfale romano con il tempio classico, creando un modello che sarà imitato in tutta Europa per secoli. 

L'interno, a navata unica con cappelle laterali, è di proporzioni grandiose e luminosissimo: la navata è larga 18 metri e alta 28, con una volta a botte cassettata che richiama direttamente il Pantheon di Roma.

All'interno della basilica si trova la tomba del pittore Andrea Mantegna, decorata con un busto bronzeo che si ritiene sia un autoritratto. La cappella in cui è sepolto si trova a sinistra rispetto all'ingresso. Nella cripta, invece, sono custodite le ampolle con il Sangue di Cristo, che vengono portate in processione ogni anno il Venerdì Santo.


Palazzo Te, la villa dell'ozio e del piacere


Cosa Vedere Assolutamente a Mantova


Consigliamo di cominciare il secondo giorno a Mantova con la visita a Palazzo Te, il capolavoro di Giulio Romano e forse l'edificio più straordinario e perturbante del Rinascimento italiano.

Il palazzo, costruito a partire dal 1524 su commissione di Federico II Gonzaga come residenza di piacere suburbana, si trova a circa venti minuti a piedi dal centro storico, in quello che allora era un'isola di prati ai margini del territorio gonzaghesco.

Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello e uno degli architetti e pittori più audaci del Cinquecento, ha qui portato alle estreme conseguenze il linguaggio architettonico rinascimentale, distorcendolo, ironizzandolo, trasformandolo in un gioco sofisticato di citazioni e paradossi. La facciata del palazzo è piena di elementi classici volutamente 'sbagliati': triglifi che scorrono oltre la loro posizione canonica, conci che sembrano in procinto di cadere, finestre che violano le regole della simmetria. È un'architettura che ride di se stessa — e di chi la guarda.

Ma il vero capolavoro è all'interno: la Sala dei Giganti. Questa sala, affrescata interamente da Giulio Romano tra il 1532 e il 1535, rappresenta la caduta dei Titani colpiti dalla folgore di Giove. L'affresco copre interamente le quattro pareti e il soffitto, senza soluzione di continuità, in modo che il visitatore sia letteralmente circondato dalla scena: massi che crollano, giganti che precipitano, Giove che tuona dall'alto.

È un'esperienza quasi fisica, destabilizzante. Giorgio Vasari, che visitò il palazzo nel 1541, scrisse che la sala metteva i visitatori in uno stato di confusione e paura.

Non meno straordinarie sono la Sala di Psiche, con le sue scene erotiche ispirate alle Metamorfosi di Apuleio — un ciclo di affreschi di una sensualità e di una libertà iconografica rarissime nel Cinquecento — e la Sala dei Cavalli, dove sono dipinti a grandezza naturale sei cavalli con le loro stalle sullo sfondo, in uno spazio che sembra un maneggio reale.


Perché Palazzo Te si chiama così?


Il palazzo sorge su quella che un tempo era un’isola palustre chiamata Tejeto (poi abbreviata in Te), situata appena fuori dalle mura meridionali di Mantova.

Sull'etimologia esatta del nome non c'è una certezza assoluta, ma le ipotesi principali sono due:

I tigli: deriverebbe dal termine latino tilietum, indicando una zona ricca di boschi di tigli.

La capanna: potrebbe derivare dalla parola tegia, in latino attegia, che significa capanna.

In ogni caso, Federico II Gonzaga scelse questo luogo proprio per la sua tranquillità, trasformando un'area destinata alle scuderie in una delle ville suburbane più spettacolari del Rinascimento. 

Infatti, il soprannome di Palazzo Te è “Villa del piacere e dell'ozio”, deriva dal fatto che Federico II Gonzaga voleva un luogo dove "staccare la spina" dai rigidi protocolli del Palazzo Ducale.


La Casa di Giulio Romano, un gioiello nascosto


Tesori nascosti a Mantova


Pochi turisti, anche tra quelli che visitano Mantova con attenzione, si fermano davanti a quello che è forse il gioiello architettonico più inaspettato della città: la casa che Giulio Romano progettò per se stesso intorno al 1540, in Via Poma, a pochi passi dal centro storico.

La costruzione è un caso unico nella storia dell'architettura: rarissimamente un architetto del Rinascimento ha avuto l'opportunità e la libertà di progettare la propria abitazione con lo stesso rigore e la stessa inventiva che metteva nelle committenze ducali. 

Il risultato è un edificio straordinariamente autobiografico, in cui Giulio Romano ha condensato la sua visione dell'architettura: la facciata ha una composizione serrata di elementi classici che si incastrano e si sovrappongono, con finestre dagli archi ribassati, bugnato rustico nel piano terreno e una cornice superiore di gusto quasi manierista.

L'edificio è diventato famoso nel mondo anglosassone grazie a una menzione in Shakespeare: nell'ultimo atto del Racconto d'Inverno, un personaggio parla di 'Giulio Romano' come di uno scultore talmente bravo da sembrare in grado di resuscitare i morti — una delle pochissime menzioni di un artista contemporaneo nell'opera di Shakespeare, probabilmente ispirata alla fama europea che Giulio aveva raggiunto già in vita.

L'interno non è visitabile (è di proprietà privata), ma la facciata esterna, su Via Poma, è perfettamente visibile e vale una sosta. 


I fiori di loto del Mincio, una meraviglia naturale unica in Europa


Dove vedere i fiori di Loto a Mantova


Pochi sanno che Mantova ospita una delle fioriture di loto più grandi d'Europa. Nelle acque del Lago Superiore, tra luglio e agosto, si sviluppa un'estesa colonia di Nelumbo nucifera — il fiore di loto rosa sacro alla tradizione induista e buddista — che forma un paesaggio di assoluta bellezza. 

L'origine di questa colonia è incerta: secondo alcune teorie, i fiori sarebbero stati introdotti dalla famiglia Gonzaga nel Cinquecento come elemento esotico e decorativo; secondo altre ipotesi più recenti, la colonia si è naturalizzata autonomamente.

Il modo migliore per ammirare i fiori di loto è salire su una delle imbarcazioni che effettuano gite guidate sul Lago Superiore, nel Parco del Mincio, durante il periodo della fioritura. Le barche si infilano tra le foglie giganti e i fiori aperti — che possono raggiungere i 30 centimetri di diametro — con la città di Mantova sullo sfondo. È un'esperienza surreale e meravigliosa, molto diversa dal turismo monumentale, e che difficilmente si dimentica.

Se visiti Mantova tra luglio e agosto, non perdete questa opportunità: le barche partono da vari pontili di Mantova come Belfiore o dal porticciolo di Grazie di Curtatone con orari che variano in base alla stagione. Prenota in anticipo, soprattutto nei weekend estivi, perché i posti si esauriscono rapidamente.


Cosa mangiare a Mantova


Specialità di Mantova


Mantova è una città dove mangiare bene è quasi inevitabile, ma bisogna sapersi orientare. Il piatto più tipico e identitario sono i tortelli di zucca: pasta fresca ripiena di zucca mantovana, mostarda di mela cotogna, amaretti e Parmigiano Reggiano.

Il ripieno, dolce e sapido allo stesso tempo, è un'esperienza gusto-olfattiva unica. Vengono conditi semplicemente con burro fuso e salvia, e non occorre aggiungere nulla.

Il risotto alla pilota è l'altro must: un risotto cotto con il metodo pilota (cioè cotto coperto, con il fuoco spento nella fase finale), condito con salamella mantovana fresca. È un piatto rustico e potente, tipico della tradizione contadina delle risaie del Mincio. 

Tra i secondi, non perdere il luccio in salsa — il luccio è il pesce tipico dei laghi di Mantova — o lo stracotto d'asino, un piatto invernale che racconta la cucina povera e genuina del territorio.

Se stai pianificando il tuo prossimo weekend alla scoperta dell'Italia più autentica, Mantova è una delle destinazioni che ti sorprenderà di più. 

Scelta dall'Unesco per rappresentare l'eccellenza del Rinascimento italiano, assieme a Sabbioneta, ha il pregio raro di aver mantenuto una coerenza urbanistica e architettonica quasi intatta, che consente di passeggiare per il centro storico con la sensazione di muoversi dentro un dipinto.

Concediti un soggiorno in questa città, scoprirai uno dei capolavori artistici meglio custoditi in Italia.

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