Ci sono città che sembrano addormentate sotto il sole di Puglia e poi, quando ci entri davvero, ti travolgono con la forza silenziosa di una storia che non finisce mai.
Altamura è esattamente così: discreta nella sua posizione sull'altopiano murgiano, a poco più di 40 chilometri da Bari e a soli 19 da Matera, eppure sorprendente in ogni vicolo, in ogni pietra, in ogni profumo che proviene dai suoi forni.
Grazie a questo itinerario di viaggio, puoi scoprire come visitare Altamura, quali attrattive dovresti vedere assolutamente, quali angoli nascosti meritano una deviazione e quali sono le specialità che dovresti proprio assaggiare.
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La Cattedrale di Santa Maria Assunta, il cuore federiciano di Altamura

Il primo impatto con Altamura avviene quasi sempre attraverso la sua Cattedrale. Affacciata sul corso principale, visibile non appena si attraversa Porta Bari, la chiesa di Santa Maria Assunta è uno degli esempi più significativi del romanico pugliese – o più precisamente, come la definiscono gli esperti, dello stile federiciano, per l'impronta personale che Federico II di Svevia impresse a questo edificio.
Federico II fece costruire la cattedrale nel 1232, dichiarando Altamura città libera e dipendente direttamente dalla corona. La cattedrale era il simbolo di questa libertà, uno spazio che doveva accogliere tutte le genti che l'imperatore aveva fatto affluire qui: greci, arabi, ebrei, latini. In questo senso, la chiesa non è solo un monumento religioso, ma una pietra miliare della storia multiculturale del Meridione medievale.
La facciata in pietra locale – quel calcare chiaro, quasi bianco, che caratterizza l'architettura altamurana – colpisce per la ricchezza del portale centrale, decorato con bassorilievi e figure di straordinaria finezza. I due campanili laterali, aggiunti in epoche successive, incorniciano la facciata con eleganza asimmetrica. All'interno, la struttura a tre navate divide uno spazio vasto e solenne: le colonne in pietra, il soffitto ligneo dorato, gli affreschi e le cappelle laterali creano un'atmosfera di grande suggestione.
Da non perdere la Cripta di San Giuliano, accessibile dall'interno della cattedrale. Risalente all'XI secolo, precedente quindi alla chiesa stessa, è decorata con affreschi di straordinaria qualità che ritraggono scene della vita di Cristo e dei santi.
È uno di quei luoghi che rivelano la profondità storica di Altamura: sotto la città barocca, c'è sempre qualcosa di più antico che aspetta di essere scoperto.
Porta Bari e il centro storico: la porta nel tempo
Ogni visita ad Altamura inizia da qui: Porta Bari, l'ingresso monumentale al centro storico, l'unica delle antiche porte cittadine che si sia conservata nel tempo. Oltrepassare questa soglia in pietra è un gesto simbolico: si lascia la città moderna alle spalle e si entra in un labirinto medievale dove ogni vicolo racconta una storia.
Subito oltre la porta, la via principale della città corre dritta verso la Cattedrale, ma i tesori veri si trovano ai lati: il Museo Etnografico dell'Alta Murgia a destra, il Museo Archeologico Nazionale seguendo Via Santeramo in Colle, il Corso Vittorio Emanuele II che delimita il centro storico a est.
Il centro storico di Altamura è un piccolo borgo nel senso più pieno del termine: strade strette, palazzi nobiliari con stemmi scolpiti, chiese che si affacciano su piazzette inaspettate, botteghe artigianali dove si lavora ancora come un tempo. Non è una ricostruzione per turisti: è un centro vivo, abitato, autentico. La sera, i locali escono, i bar si riempiono, i bambini corrono tra le pietre.
È uno di quei centri storici che non si trasforma in un museo a cielo aperto ma mantiene la sua vitalità.

Perché Altamura è detta la Leonessa di Puglia
Capire Altamura significa prima di tutto capire cosa accadde qui nel 1799.
In quell'anno, mentre Napoleone ridisegnava le carte d'Europa, la notizia che il re Ferdinando IV era fuggito a Palermo giunse anche in questa città dell'Alta Murgia. E gli altamurani, animati dagli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità della Rivoluzione francese, decisero di agire.
Guidati dal medico Giuseppe Giannuzzi e spinti dall'entusiasmo degli studenti dell'Università – fondata nel 1748 da Carlo III di Borbone, fatto che rende Altamura uno dei centri culturali più avanzati del Meridione – i cittadini piantarono l'Albero della Libertà in piazza Duomo e proclamarono la Repubblica. Fu un atto coraggioso quanto temerario: i repubblicani sapevano che la risposta borbonica sarebbe arrivata, inesorabile.
E arrivò, nella persona del cardinale Fabrizio Ruffo, alla guida dell'Esercito della Santa Fede. L'assedio di Altamura durò giorni. La città resistette con soli tre cannoni – chiamati secondo la leggenda Dentamaro, Pezzente e Sfrattacampagna – e quando le munizioni finirono, gli altamurani presero a sparare monete.
Una difesa disperata e simbolica al tempo stesso. Il 10 maggio del 1799 le truppe borboniche entrarono in città, saccheggiandola.
Da quella tenacia disperata nacque il soprannome: Leonessa di Puglia. Un titolo che gli altamurani portano con orgoglio ancora oggi, e che ricorda come questa città abbia sempre anteposto la dignità alla convenienza.
Camminando per il centro storico, lungo il Viale dei Martiri del 1799 o sostando davanti al monumento ai caduti, si respira ancora quell'atmosfera. Altamura non dimentica. E chi visita questa città scopre che il suo carattere orgoglioso non è una posa: è storia scritta nella pietra.
I Claustri, cortili segreti eredità di Federico II

Tra le particolarità architettoniche più affascinanti di Altamura ci sono i claustri, chiamati anche gnostre. Sono cortiletti a entrata unica, spazi chiusi che un tempo servivano come rifugio, come luogo di socialità e persino come trappola per i nemici invasori. Se ne contano oltre ottanta nel solo centro storico, e ognuno ha una storia da raccontare.
L'origine dei claustri risale all'epoca di Federico II: quando l'imperatore aprì Altamura alle diverse comunità etniche e religiose, ciascun gruppo si organizzò attorno a questi spazi comuni. Da qui i nomi che sopravvivono ancora oggi: Claustro Giudecca (il quartiere ebraico), Claustro dei Mori (la comunità araba), e molti altri che rispecchiano la straordinaria diversità della città medievale.
Ne esistono due tipologie principali: quello di stile greco, con uno slargo tondeggiante al centro spesso dominato da un pozzo, e quello di stile arabo, simile a una strada stretta con un pozzo in fondo per la raccolta delle acque piovane. In entrambi i casi, le caratteristiche scalinate in pietra che portano alle abitazioni superiori e gli stemmi di famiglia scolpiti sulle facciate rendono ogni claustro un piccolo museo en plein air.
I claustri non sono sempre segnalati e molti si trovano oltre portoni apparentemente chiusi. Tuttavia, spesso sono aperti e regalano uno dei panorami più autentici della città. Alcuni abitanti saranno felici di raccontarti la storia del loro cortile.
Passeggiare tra i claustri è una delle esperienze più genuine che Altamura offre. Non c'è biglietto da comprare, non c'è fila da fare: basta camminare lentamente, alzare lo sguardo, fermarsi dove si sente richiamati. È il modo migliore per capire come si viveva in questa città, come le comunità si organizzavano, come lo spazio pubblico e quello privato si intrecciavano in un equilibrio che ha resistito per secoli.

Museo dell'Uomo di Altamura, una storia da riscoprire

Il 3 ottobre del 1993, due speleologi che esploravano la grotta di Lamalunga, nelle campagne attorno ad Altamura, fecero una scoperta che scosse il mondo scientifico: uno scheletro umano intrappolato nella roccia calcarea, straordinariamente completo e ben conservato. Le successive analisi datarono i resti tra i 130.000 e i 190.000 anni fa: era un uomo di Neanderthal, e sarebbe diventato noto in tutto il mondo come l'Uomo di Altamura.
Per chi vuole avvicinarsi a questa straordinaria scoperta, il Centro Visite Lamalunga è la tappa obbligata. Sorto nella zona dove fu rinvenuto l'ominide, offre un percorso di visita guidata che include un filmato in 3D sulla grotta e sullo scheletro, permettendo di 'entrare' virtualmente in un luogo altrimenti inaccessibile.
Le guide trasformano la visita in un'esperienza emozionante.
Il secondo polo dedicato all'Uomo di Altamura è Palazzo Baldassarre, nel cuore del centro storico. Costruito alla fine del XVI secolo, questo palazzo nobiliare è stato trasformato in un museo che completa il racconto del Neanderthal altamurano, inserendo la scoperta nel contesto geologico e preistorico del territorio murgiano.
L'Uomo di Altamura è uno dei tesori più rari e preziosi che l'Italia custodisce. Una visita a questi siti non è solo un'esperienza culturale: è un incontro diretto con la profondità del tempo, una prospettiva che relativizza ogni distanza e rimette in discussione qualsiasi certezza sulla nostra posizione nel mondo.
Il Pulo di Altamura: la grande dolina carsica della Murgia

Alla periferia della città, a circa 477 metri sul livello del mare, si apre uno degli spettacoli naturali più sorprendenti dell'Alta Murgia: il Pulo di Altamura, la più grande dolina carsica del territorio. Si tratta di un cratere naturale con un diametro di circa 500 metri e una profondità di 80 metri, formatosi nel corso di millenni per il lento dissolversi del calcare sotto l'azione delle acque sotterranee.
Il termine pulo è tipicamente murgiano: in Puglia indica le doline carsiche, ed è parola che non si trova in altre regioni italiane. Il Pulo di Altamura è il più imponente esemplare di questa morfologia, e la sua visita si abbina perfettamente all'esplorazione del territorio circostante.
Non è un caso che nelle grotte vicine al Pulo sia stato ritrovato l'Uomo di Altamura: questa zona era frequentata dai Neanderthal proprio per la presenza di acqua e riparo. Oggi è meta di trekking, escursioni naturalistiche e birdwatching. Le pareti della dolina ospitano una vegetazione rupestre di grande interesse botanico, e il silenzio che la avvolge – rotto solo dal vento e dal canto degli uccelli – la rende un luogo di quiete straordinaria.
Il Parco Nazionale dell'Alta Murgia, natura e archeologia a cielo aperto

Altamura si trova nel cuore del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, un'area protetta di circa 68.000 ettari istituita nel 2004 che si estende tra la provincia di Bari e quella di Barletta-Andria-Trani. È uno dei paesaggi carsici più affascinanti d'Italia: pianure ondulate, grotte sotterranee, doline, boschi di macchia mediterranea, pascoli infiniti su cui il vento suona le sue note.
Un'altitudine che varia tra i 300 e i 700 metri garantisce temperature più fresche rispetto alla costa, rendendo l'Alta Murgia meta ideale anche in estate.
Il parco è percorso da decine di sentieri per il trekking e la mountain bike. La fauna è ricca: daini, volpi, lepri, poiane, gheppi, e nelle grotte è possibile vedere anche i pipistrelli. Per chi ama la fotografia naturalistica, l'Alta Murgia offre scenari di rara bellezza, soprattutto all'alba e al tramonto, quando la luce radente trasforma i pianori in paesaggi quasi lunari.
Non bisogna dimenticare che questo territorio è anche ricco di testimonianze archeologiche: dolmen, menhir, tombe rupestri, masserie medievali.
Camminare sull'Alta Murgia significa attraversare millenni di storia in pochi chilometri.
Cosa mangiare ad Altamura

Esiste ad Altamura un'attrazione che non si vede ma si sente, letteralmente, già da lontano: il profumo del pane. La città conta circa novanta forni attivi, molti dei quali storici, e il pane di Altamura è il primo prodotto da forno in Europa ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Protetta, nel luglio del 2003.
La storia di questo pane è più antica di qualunque monumento. Il poeta latino Orazio, nel I secolo avanti Cristo, annotando un viaggio nel Meridione nelle sue Satire, scrisse del pane della Murgia come del migliore del mondo, tanto buono che il viaggiatore diligente se ne porta una scorta per il prosieguo del cammino. Duemila anni dopo, quella reputazione è rimasta intatta.
La qualità del pane di Altamura si fonda su tre elementi inscindibili: il territorio, le materie prime e la tradizione. Il grano duro coltivato sull'Alta Murgia – nelle varietà autoctone come Senatore Cappelli, Appulo, Simeto e Arcangelo – cresce in condizioni che sembrano avverse: terreni sassosi, poca pioggia, vento costante. Ma sono proprio queste difficoltà a rendere il chicco più ricco di glutine, proteine e minerali. La semola rimacinata che ne deriva ha un colore dorato intenso e un profumo inconfondibile.
Il lievito madre, rinfrescato ogni giorno e tramandato in alcuni forni da oltre un secolo, è il secondo segreto. Non è il lievito di birra industriale: è una cultura viva, un organismo che vive, che dà al pane quella caratteristica acidità delicata e quella capacità di conservarsi per giorni senza perdere fragranza. In alcuni forni storici, il lievito madre ha più di cento anni di storia ininterrotta.
Il disciplinare DOP è rigoroso: semola rimacinata di grano duro dai comuni della Murgia (Altamura, Gravina in Puglia, Poggiorsini, Spinazzola, Minervino Murge), lievito madre naturale, acqua e sale. Cinque fasi di lavorazione: impastamento, formatura, lievitazione, modellatura, cottura in forno a legna alimentato con legna di quercia, a circa 250 gradi per circa un'ora. Il risultato deve avere una crosta di almeno 3 millimetri, una mollica di colore giallo paglierino con alveolazione omogenea, e un'umidità non superiore al 33%.
Riguardo le altre specialità, la cucina dell'Alta Murgia è una cucina povera, di quelle che nascono dalla necessità e diventano arte. Questi sono i consigli su cosa assaggiare:
La ciallèdda: l'insalata di pane raffermo altamurano bagnato con acqua, condito con olio extravergine di oliva, pomodori, cipolla e origano. Un piatto contadino che non finisce mai di sorprendere per semplicità ed equilibrio.
Le lenticchie IGP di Altamura: piccole, saporite, coltivate sull'altopiano murgiano. Sono presidio Slow Food e hanno ottenuto il riconoscimento IGP. In zuppa, con il pane locale, sono un piatto completo e straordinario.
La focaccia altamurana: più spessa di quella barese, condita con pomodori, olive e origano, cotta in forno a legna. Ogni forno ha la sua versione e tutte meritano una prova.
L'agnello delle Murge: allevato allo stato semibrado sui pascoli dell'Alta Murgia, ha una carne saporita e tenera. Viene cucinato arrosto o al forno con le patate, seguendo ricette che non sono cambiate in secoli.
I formaggi locali: canestrato pugliese, ricotta dura, scamorza affumicata. Da assaggiare nei mercati locali o nelle masserie agriturismo dei dintorni.
I vini della Murgia: il territorio produce ottimi vini a base di Primitivo e Aglianico. Da abbinare alle carni locali o semplicemente da gustare al tramonto su una piazza del centro storico.
Altamura è una di quelle città che agisce in profondità, che lascia un segno preciso: nella memoria dei sapori, nelle immagini dei claustri assolati, nella sensazione di aver incontrato qualcosa di autentico. Lasciati stupire da questa destinazione, trascorri una vacanza nella Puglia che non ti aspetti.